Italia: La strada verso la dittatura
 


Italia: La strada verso la dittatura

Il governo e tutte le istituzioni sono in panne in questi giorni, il Parlamento in pratica non esiste, e tutto si sussegue a forza di decreti urgenti e vacui fatti durante la notte.
I provvedimenti presi a causa del coronavirus, per contenerlo, sono complessivamente ragionevoli. Lo scopo è quello di rallentare fortemente la contagiosità del virus evitando che le persone si assembrino; strumento elementare e usato in altre occasioni nella storia dell’umanità. Peccato però che in Italia il virus continua la sua inesorabile marcia. Spesso la domanda più comune che ci viene posta dall’estero è: perché?
La risposta è semplice se si osserva una mappa dell’Italia industriale e quella della propagazione del virus. Lo stato di emergenza non riguarda le grandi imprese sul territorio. Molte persone, dagli impiegati ai lavoratori in fabbrica, devono ancora andare al lavoro tutti i giorni. Ci sono sempre più prove che la maggior parte del contagio si sta verificando sui posti di lavoro o nei mezzi di trasporto pubblici.
Senza parlare della situazione di tutti gli operatori all’interno delle strutture sanitarie privi di ogni minima protezione, che, oltre a subire il contagio, ne sono veicoli.
Lo stato di eccezione è tale solo per il popolo e non riguarda chi detiene il potere, che continua spostamenti inutili e vantaggi di tipo vitale in questo periodo, come ad esempio la possibilità di fare un tampone. Di qualche giorno fa la circolare del Ministero della Salute che prevede la priorità delle analisi dei tamponi ai militari e alle loro famiglie, giustificate dal fatto che debbano garantire la prontezza operativa.

La delega ad apparati della Difesa che possono, per funzione, esercitare l’uso della forza è pericolosa più del virus stesso.

L’Esercito è già schierato nelle città italiane, e in questi giorni le prefetture hanno facoltà di chiedere al Ministero l’aumento della task force già impiegata nell’operazione “Strade Sicure”. Il contingente messo a disposizione dall’esercito per il contenimento dell’emergenza nei territori arriva quindi a 20.000 unità.

Attualmente, nella maggior parte dei casi, le prefetture hanno disposto l’impiego dell’Esercito nelle strade per intensificare i controlli alle persone e alle merci. Inoltre possono intervenire in caso di “passeggiata non necessaria” o di “passeggiata oltre il perimetro consentito”.

Lo stato di eccezione è qualcosa che sospende la regola, cioè il funzionamento normale: nel caso per esempio di una pandemia, come quella attuale, certe libertà individuali e collettive dei cittadini vengono ridotte per proteggere la collettività.
E’ evidente che lo stato di eccezione è giustificabile a due condizioni: che sia limitato nel tempo per la quale è stato adottato e che costituisca una modalità non abituale di affrontare i problemi.
In Italia invece abbiamo ormai sperimentato come lo stato di eccezione sia la normalità. Così si è fatto con il terremoto dell’Aquila, così ha fatto con le immigrazioni, così per la crisi economica. In realtà nessuno di queste emergenze è mai finita e lo stato di eccezione è diventato regola in Italia.

Lo stato di eccezione, inteso appunto come sospensione o abolizione del confronto e del dibattito, è ovviamente lo stato normale nel quale si muovono le dittature, regimi nei quali il confronto e la discussione pubblica delle scelte politiche non esistono per principio. L’impossibilità di interloquire con chi emana ordini è garantita solamente dalla forza fisica e militare.
Se la sospensione o la limitazione della libertà non ha un tempo determinato per la risoluzione del problema si innesca un meccanismo d ulteriore riduzione della libertà per contenere tutto ciò che può apparire come una non osservanza dell’ordine. Innescando in questo modo una spirale in cui la presenza militare nelle strade è presentata come l’unica soluzione possibile.

Lo stato di eccezione produce come effetto diretto la paura della punizione per non avere rispettato la disposizione impartita, paura che prevale nettamente sul desiderio di contribuire, osservando le disposizioni, ad affrontare il problema. La paura che fa rispettare le regole è esattamente il contrario della convinzione che la regola aiuti a perseguire l’obiettivo e per questo debba venire rispettata. L’identificazione nella regola imposta richiede identificazione del popolo nella legge, introiettarla come giusta per se e per la comunità. Per operare questa elaborazione interiore in ogni individuo del popolo c’è bisogno di un padre simbolico (il governo) che parla e argomenta le razioni di un ordine e non ci si può affidare all’impossibilità di ribellarsi ad esso con l’uso della forza. Ad oggi le ammende per chi non rispetta lo stato di emergenza in Italia variano dai 500 ai 4.000 euro e da 1 a 5 anni di carcere, ma stanno aumentando ogni giorno con il passare del tempo.
In questo quadro vediamo aumentare i delatori che in psicoanalisi si chiama  “alleanza col persecutore”. Per evitare lo scontro con l’autorità, si aderisce in toto all’ordine ricevuto e riaffiora nel comportamento collettivo la tendenza alla denuncia (come durante il fascismo dopo le Leggi razziali del 1938).

In questo stato di cose è bene ricordare che nel 2018 sono stati investiti 25 miliardi di euro in spese militari, di cui 1/5 sono andati in armamenti come carri armati, elicotteri, aerei, navi da guerra e portaerei. Tante spese per “difenderci” da un “mutevole nemico” degli interessi degli stati imperialisti e a sottomettere il popolo assuefacendolo alla presenza militare nelle nostre strade con la scusa di rendere la vita  “più sicura”.

E’ un dovere ricordare che l’esercito nelle piazze non è e non è mai stato di buon auspicio.


Tradotto da: V.D. - Dogan Presse Agence


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